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Fisco e Tasse

2023-02-15

Integrativa IVA ai fini del visto di conformità: chiarimenti delle Entrate

Le Entrate con Risposta a interpello n 211 del 13 febbraio, in merito al caso di un rimborso Iva richiesto da una società extra Ue che domanda chiarimenti sull'attestato di solidità, sinteticamente precisano che considerato che nel caso in esame il rappresentato fiscale è un soggetto residente in uno Stato terzo, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio non potrà essere firmata dallo rappresentante fiscale come ipotizzato dall’istante. 

L’onere probatorio della consistenza della società non potrà essere soddisfatto con una relazione di un revisore legale dei conti, come ipotizzato dallo stesso istante, in quanto tale attestazione deve provenire dalla parte:

  1. direttamente con la dichiarazione sostitutiva, se i dati sono in possesso dell'amministrazione italiana o possano essere facilmente riscontrabili da un apposito accordo internazionale
  2. indirettamente tramite attestazione dell'autorità estera che possiede contezza di tali informazioni.

Vediamo i dati dell'interpello.

L'istante è una società con sede al di fuori dell'Unione europea, che assolve gli obblighi IVA relativi alla propria attività tramite rappresentante fiscale, nominato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (decreto IVA), chiudendo strutturalmente le proprie dichiarazioni IVA a credito, poi chiesto a rimborso tramite presentazione delle dichiarazioni annuali.

La società evidenzia che le dichiarazioni non hanno il visto di conformità e con precedente interpello aveva domandato circa la possibilità di avvalersi della dichiarazione integrativa (di cui all'art. 8, comma 6­bis del d.P.R. n. 322 del 1998) per emendare le dichiarazioni presentate in modo da apporvi il visto di conformità.

L'agenzia confermava la soluzione prospettata dalla società, evidenziando che non vi fosse alcuna preclusione alla possibilità di ottenere i rimborsi IVA beneficiando dall'esonero della garanzia 

"a condizione della ''previa presentazione, nel termine previsto dall'articolo 57 del decreto IVA, delle dichiarazioni integrative  (per  gli  anni  [...]) recanti il visto di conformità in precedenza omesso, unitamente al rispetto delle ulteriori prescrizioni individuate dall'articolo 38­bis dello stesso decreto.'' [...] Tra le ulteriori condizioni individuate dall'art. 38­bis, comma 3 in commento, per l'erogazione del rimborso v'è anche l'allegazione da parte del contribuente di ''una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, a norma dell'articolo 47 del Presidente della Repubblica  28  dicembre  2000,  n.  445,  che attesti la  sussistenza delle seguenti condizioni in relazione alle caratteristiche soggettive del contribuente [...]"

Alla luce di quanto sopra l'istante è interessata a conoscere: 

(a) se la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà prevista dall'art. 47 del d.P.R. n. 445 del 2000 possa essere sottoscritta direttamente ed allegata dal rappresentante fiscale il quale ''risponde in solido con il rappresentato relativamente agli obblighi derivanti dall'applicazione delle norme in materia di imposta sul valore aggiunto'' (art. 17 del d.P.R. n. 633 del 1972), anche nell'ipotesi in cui il rappresentato sia un soggetto residente in uno stato extra­UE; 

(b) se, in assenza di una previsione normativa espressa al riguardo, al fine di soddisfare l'onere probatorio in relazione alla sussistenza dei requisiti di cui alle lettere a), b) e c) dell'art. 38­bis, comma 3, d.P.R. n. 633 del 1972 ­ attestati dal rappresentante fiscale­, possa essere sufficiente la produzione di una relazione emessa dalla società di revisione legale dei conti che certifica la situazione patrimoniale, economica e contributiva del contribuente.

Le Entrate replicano che la circolare n. 35/E del 2015, ha chiarito che «l'articolo 38­bis,  comma  3,  del DPR n.  633  del  1972, dispone che l'esecuzione dei rimborsi di ammontare superiore a 15.000 euro [ora  30.000  euro a  seguito  della  modifica recata dall'articolo  7­quater, comma 32, del decreto ­legge 2  ottobre 2016, n. 193, convertito, con modificazioni, dalla legge 1° dicembre 2016, n. 225, ndr.] è subordinata alla presentazione della dichiarazione o dell'istanza da cui emerge il credito richiesto a  rimborso, munita  del  visto di conformità  o della  sottoscrizione alternativa  di  cui all'articolo  10,  comma  7,  primo  e  secondo  periodo,  del  D.L.  n.  78  del  2009. 

Alla dichiarazione o all'istanza deve essere allegata una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, disciplinata dall'articolo 47 del dPR n. 445 del 2000, che attesti la consistenza patrimoniale del richiedente. 

Sotto il profilo soggettivo, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui al citato articolo 47, è disciplinata dall'art. 3 del medesimo Decreto e in caso di richiesta di rimborso presentata dal rappresentante fiscale, la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, relativa alla consistenza patrimoniale del soggetto titolare del credito chiesto a rimborso, deve essere presentata

a) dal rappresentante fiscale secondo le regole ordinarie nel caso in cui il soggetto titolare del credito sia residente nell'Unione europea, ovvero nel caso in cui sia residente in uno Stato non appartenente all'Unione europea, quando la produzione della dichiarazione sostitutiva avvenga in applicazione di convenzioni internazionali tra l'Italia e il paese di provenienza; 

b) in tutti gli altri casi la solidità patrimoniale del soggetto titolare del credito ai fini del rispetto delle condizioni prescritte dall'art. 38­bis, comma 3, lettere a), b) e c) del DPR n. 633 del 1972, può essere attestata mediante la procedura prevista dal  comma  4  del  citato  articolo  3  del  DPR n.  445  del  2000.  

Si  ritiene,  infatti,  che l'esonero dalla garanzia, ammesso dal comma 5 del richiamato articolo 38­bis, non pregiudichi le ragioni erariali quando le condizioni che consentono il rimborso siano attestate attraverso un iter amministrativo formalmente diverso ma sostanzialmente analogo a quello previsto dal comma 3 dell'art.38­bis. 

Ciò in quanto il procedimento previsto dell'art. 3, comma 4, del DPR n. 445 del 2000 garantisce comunque la certezza pubblica, consentendo all'Amministrazione finanziaria forme di controllo analoghe a quelle esercitabili sulle dichiarazioni rese in Italia da contribuenti residenti. 

In  assenza  di  mutamenti  di  rilievo  nel  richiamato  quadro  normativo, le entrate ritengono che tale iter debba applicarsi anche al caso di specie.

Pertanto concludendo le Entrate al quesito posto sub a) danno risposta negativa.

In merito al quesito sub b), in base alle disposizioni vigenti, le Entrate ricordano che l'attestazione degli  elementi  di cui  alle  lettere  a),  b)  e  c)  dell'articolo  38­bis  del decreto IVA riguarda il soggetto estero e non chi agisce per suo conto in Italia ­ sia esso un rappresentante fiscale o una sua stabile organizzazione (cfr., ad esempio, in riferimento a quest'ultima, la risposta n. 42 pubblicata il 10 febbraio 2020) e che la stessa deve provenire dalla parte, direttamente (tramite dichiarazione sostitutiva laddove i dati siano in possesso dell'amministrazione italiana ovvero questa ne possa agevolmente riscontrare  il  contenuto  tramite  apposito  accordo  internazionale)  o  indirettamente (tramite attestazione dell'autorità estera che possiede contezza di tali informazioni). Non vi è, dunque, margine per certificati o attestazioni provenienti da soggetti diversi. 

Anche al quesito sub b), quindi, va data risposta negativa. 

Con  riferimento  all'ulteriore  richiesta  di  specifica  individuazione  dell'autorità estera competente  al  rilascio  dei citati  certificati/attestazioni, la stessa risulta inammissibile nella presente sede, non  rientrando nelle competenze della scrivente.

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